Festival Psicologia 6-8 aprile Torino

 

 

Si tiene a Torino dal 6 all’8 aprile presso la Cavallerizza Reale di Via Verdi 9, sede dell’Università degli Studi, il IV Festival della Psicologia, progettato e voluto dall’Ordine degli Psicologi del Piemonte con la direzione scientifica di Massimo Recalcati.

Il titolo di quest’anno è “Io non ho paura”, e il tema la paura legata al terrorismo e ai suoi attacchi imprevedibili che rendono debole e quasi vana ogni difesa.

Oltre a psicologi e psicoanalisti, sono chiamati a confrontarsi scrittori, intellettuali e filosofi, con lo scopo principale di capire la mente del terrorista per poter adeguatamente rispondere alle sue mortifere provocazioni.

Aprono i lavori il 6 aprile Enzo Bianchi a colloquio col Presidente dell’Unione delle Comunità Islamiche d’Italia Izzedin Elzir e nei giorni seguenti si segnalano interventi dello scrittore Marco Belpoliti e del giornalista Gad Lerner che si alternano a vari e illustri esperti della mente.

La lectio magistralis di Massimo Recalcati di sabato 7 aprile, dal titolo “Violenza e Terrore”, sostiene una tesi affascinante: Caino odia Abele in quanto ideale irraggiungibile, per eccesso di fascinazione, anche se esiste un odio dovuto alla destabilizzazione provocata dallo straniero delle nostre abitudini e credenze. Particolarmente interessante la lectio magistralis della psicoanalista franco-marocchina Houria Abdelouahed dal titolo “Donne Islam e violenza” che chiude il festival. Tutti gli incontri sono gratuiti, anche lo spettacolo teatrtale che però è necessario prenotare.

Per info www.psicologiafestival.it

La Gloria

“La Gloria”, di Giuseppe Berto, è il racconto di parte della vita di Gesù fatto in prima persona da Giuda. Colto, intelligente, di buona e ricca famiglia, che motivo avrebbe avuto di venderlo per trenta soldi, tanto più che era stato il primo a seguirlo e a lasciare di sua volontà tutto per lui. Giuda rappresenta piuttosto la razionalità contrapposta alla fede cieca e di cuore dei discepoli, rozzi popolani che solo a forza di stare con Gesù si sgrezzano un po’.

Ci sono troppe incongruenze in Gesù, troppe nebulosità. Interrogato, dà risposte enigmatiche e tortuose, che si prestano a più interpretazioni. E i suoi innegabili prodigi potrebbero essere trucchi, frutto di previ accordi o della suggestionabilità di folle in cerca di un profeta. In più è superbo, duro, tratta male i genitori, anche se indubbiamente ha carisma e sa come attirare seguaci. Giuda lo segue adorante, chissà che cosa darebbe per un’occhiata benevola, una parola affettuosa che Cristo dispensa a tutti meno che a lui. Il punto di vista di Giuda diventa allora quello del reprobo escluso arbitrariamente dal bene comune. In più, simile a molti di noi, non può credere senza un segno, che nonostante le sue preghiere non viene mai. Eppure Cristo ha bisogno di lui per tradirlo, perché si compiano infine le Scritture. Giuda tradisce perché così è scritto, e perché Cristo voleva morire. In molti modi avrebbe potuto sottrarsi alla morte, ma non vuole. La gloria è la morte, la fine dei tempi. Ma qualcosa va storto e l’Eden non viene. E mentre umanamente Giuda starebbe a Cristo come l’altra faccia della moneta, perché nelle cose umane bene e male sono mischiati, nello spietato racconto evangelico Giuda, finalmente credente, si trova in una solitudine pari solo a quella di Cristo, in una tenebra senza barlume.

Accorata perorazione di chi vorrebbe la fede e non l’ha, esposizione di ragionevoli, umani e condivisi dubbi, eterno interrogativo su una fede che ha al suo centro la morte, “La Gloria”, uscito per la prima volta nel 1978 e ora ripubblicato da Neri Pozza, è di sublime e avvincente scrittura e ribadisce il posto di Berto tra i grandi del Novecento.

Francesca Avanzini

La Gloria, Neri Pozza, pp.199, €16