Dalla Prefazione di Roberto S.Tanzi
Uno spunto insolito, gli anolini, e undici scrittori sollecitati a liberare la loro creatività…
Scrivere di cibo, anche se non nei modi consueti, significa entrare nelle tradizioni e nella cultura di un luogo (…) se a farlo sono autori legati al territorio e quindi a uno dei suoi piatti principe: quello più evocativo di sapori, atmosfere, sensazioni, ricordi…
Argomento insolito, dicevamo, ma non troppo. In passato gli anolini non hanno mancato di stuzzicare la penna dei letterati, soprattutto dei poeti, come il settecentesco nobile lodigiano Francesco di Lemene e, nello stesso periodo a Parma, l’abate Carlo Innocenzo Frugoni. (…)
E i lavori qui raccolti, pur toccando le corde più diverse e congeniali a ciascuno degli autori, sono straordinariamente aderenti al tema richiesto, al quale, anzi, hanno dato sfumature di incredibile freschezza e originalità.
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Un percorso inverso l’ha compiuto invece Francesca Avanzini. Nel suo racconto gusti esotici di piatti etnici e fusion proiettano la passione per la cucina nel mondo globale, salvo poi tornare alla tradizione che diventa ulteriore, apprezzata scheggia di quella multiculturalità, anche in cucina, che ci accingiamo a vivere. Alla fine, per dirla con i versi di Guido Battelli: “Tornarè vlontera a Pärma par magnär quattr’anolén.”
