Ha ballato una sola estate

Il mio romanzo d’esordio “Ha ballato una sola estate” si rivolge a quanti, genitori, adolescenti, educatori o semplici lettori, vogliano saperne un po’ di più sull’anoressia, nonostante tutto ancora poco conosciuta dal grande pubblico nelle sue manifestazioni quotidiane.

Si lega a un malessere sociale più grande, che affonda le radici lontano nel tempo, ha a che fare con la scarsa valorizzazione italiana della donna e con uno sviluppo culturale e politico che non ha tenuto il passo con quello industriale.

In una protettiva e sonnolenta città di provincia, l’undicenne Maddalena non vede l’ora di ricominciare la scuola per raccontare alle amiche le avventure dell’estate, quando un ragazzo di ben quattordici anni le ha fatto la corte.
Però, tra compiti a casa, nuove amicizie, una corsa al grande magazzino appena aperto e qualche screzio con la madre, il suo corteggiatore non le scrive. Che sia perché è troppo grassa?

Maddalena inizia una dieta drastica che la conduce all’anoressia e cambia i suoi rapporti col mondo, relegandola in un universo di arida perfezione.
Mentre i genitori sono solerti ma incapaci di capirla, le certezze del boom economico cominciano a sgretolarsi, l’immagine da Carosello delle famiglie italiane s’incrina, e infine i moti studenteschi del ’68 e ’77 provvedono a spazzar via molte sicurezze borghesi.
A contatto con i movimenti giovanili, Maddalena inizia un faticoso percorso di
autocoscienza che la porterà in qualche modo a superare la malattia. In un contesto di “fantasia al potere” essere diversi non è uno svantaggio, anzi, può persino arricchire l’esperienza artistica. Nello schiudersi di nuovi orizzonti, capita anche che si incontri l’amore.