“Les Jolies Choses” è un romanzo del 1988 di Virginie Despentes, mai tradotto in italiano, dal quale è stato tratto un film con Marion Cotillard, anche questo mai circolato in Italia, mentre “Baise-moi-Scopami”, tratto dall’omonimo romanzo, sempre della Despentes, ha avuto una qualche distribuzione in Italia e un successo anche di scandalo.
“Les Jolies Choses” è un’altra storia nera e trucida, a volte al limite del porno, infarcita di gergo giovanile, che narra vicende di degradazione ed emarginazione. E se per metà o più del libro il giudizio rimane sospeso-dopodiché vira decisamente al positivo- una cosa bisogna riconoscere alla Despentes fin dall’inizio: è una narratrice di grande talento, sa come tirare dentro per i capelli il lettore in una storia e tenercelo inchiodato fino alla fine.
Claudine e Pauline sono due gemelle, messe l’una contro l’altra, come spesso succede, dall’inclinazione patriarcale della società. Una ha poca intelligenza e molto corpo che è largamente disposta a usare per arrivare, l’altra è schiva e talentuosa, convinta di essere brutta. In realtà le gemelle rappresentano due aspetti della psiche femminile, la tendenza a seguire il mondo e le sue leggi, giocandosi esclusivamente come corpo per ottenere un qualche potere-unico messaggio d’altronde che i maschi possano capire- e la tendenza all’ideale. Cordelia contro Gonerilla e Regana, voilà.
La spaccatura è tra “ceux qui s’en profitent”, mettendo il proprio utile al primo posto e commettendo qualsiasi bassezza per un posto al sole, e chi agisce secondo etica e grazia.
Il sottobosco dello spettacolo, parigino nella fattispecie-ma il recente caso Weinstein ci ricorda che tutto il mondo è paese-è tappa obbligata, il girone degli inferi per chi abbia qualche ambizione a essere proiettato alle stelle. Ogni tanto dal fango nasce un’unica, perfetta rosa, per dirla con Dorothy Parker, e allora il successo scusa e assolve qualunque compromesso fatto per raggiungerlo. L’ambiente delle produzioni discografiche, coi suoi tycoon e il demi-monde che ci gira attorno, è descritto senza sconti, al pari di tutti i personaggi.
Ma proprio dai detriti del mondo di prima, dal crollo di ogni morale, doppia morale e valore borghese, è forse possibile costruire un mondo nuovo, crudo, certo, ma più vero. Un mondo a misura di femmina dove, con una strizzata d’occhio ironica, i ruoli si ribaltano, e l’eroe romantico votato all’amore è il maschio che sogna la sua Principessa Azzurra.
Quanto a ciò che fa pendere il giudizio dalla parte del positivo, è che non ci sono compiacimenti nel narrare una storia scabrosa. Tutto è funzionale, forse riflesso di una autobiografia dolorosa. La Despentes è voce originale e fuori dal coro, genuinamente dalla parte degli esclusi. La Francia le sta tributando il meritato riconoscimento anche chiamandola, ultimamente, quale membro del premio Goncourt.
Francesca Avanzini
Les Jolies Choses, Grasset, pp. 308, € 7,30
