Michel Houellebecq

Tranquilli: se leggete Michel Houellebecq per la provocazione c’è, e anche pesante, nel suo ultimo libro “Serotonina”. Al punto da esaltare, “indipendentemente da altri aspetti talvolta opinabili della sua azione politica”, l’operato di Francisco Franco in Spagna a favore del turismo. E non è la sola, ci sono frecciate nei confronti di Mann, Goethe, Freud (“il buffone austriaco”) e molti altri. Eppure la provocazione, per quanto intelligente, appare quasi d’ufficio, quasi doverosa, collocata strategicamente in certi punti libro perché ormai il lettore se l’aspetta.

Se invece leggete Houellebecq per le supposte capacità profetiche-di anticipare cioè gli eventi e le temperie politiche dell’occidente- ebbene, ci trovate anche quelle, fino a preconizzare, nella distruttiva ribellione degli agricoltori che si oppongono alle quote latte, la devastazione dei gilet jaunes.

Ma non sono questi, non solo, i motivi per leggere l’autore francese. Essenzialmente va letto perché è uno dei pochi veri scrittori dei nostri giorni, la cui pagina corre fluida, naturale come un corso d’acqua eppure cesellata. Il lavoro c’è, ci dev’essere, ma non si avverte, il ritmo narrativo risucchia il lettore nonostante la trama lasca, che fino a oltre metà del libro non si sa dove voglia andare a parare. Non ha importanza. La trama è un pretesto per parlare della solitudine, sperdutezza, se così si potesse dire, mancanza di orientamento dell’uomo d’oggi, del maschio, soprattutto, ma anche della donna, se tante si avviano alcolizzate o infelici verso una solitaria vecchiaia.

Giunto al fatale “mezzo del cammin di nostra vita”, il protagonista, un buon lavoro presso il Ministero dell’Agricoltura, nessun problema finanziario, sesso a volontà, un paio di relazioni che potevano costituire l’ossatura della vita fallite per colpa sua, decide di assecondare la sua discesa verso il nulla e ritirarsi dal mondo. Lasciato l’impiego e l’ambigua moglie giapponese, inizia una vita di alberghi di periferia e bungalow, fino ad approdare in Normandia dall’amico di università Aymeric, nobile decaduto riciclatosi agricoltore, e poi di nuovo a Parigi verso un epilogo che non può che essere tragico. Unico sostegno il Captorix, trionfo della scienza nella deriva di tutti i valori, antidepressivo di nuova generazione che richiede però un alto prezzo, per lo scampolo di esistenza che regala, la soppressione totale della libido. Della vita, a ben vedere, perché, con inaspettato romanticismo, Houellebecq sostiene il valore dell’amore come unico antidoto e salvezza.

Lirico, umoristico, spietato, il libro racconta a che punto siamo della notte in un mondo dove tutto è concesso e niente o quasi rende felici.

Serotonina, La Nave di Teseo, pp. 332, € 19