Noi siamo respiro

Otto scrittrici parmigiane rispondono all’appello di Teresa Giulietti di scrivere un racconto sul Covid. A caldo, in medias res e alla svelta, perché resti come testimonianza della pandemia, per raccontare a chi verrà dopo che cosa si provava, pensava, temeva, faceva ai tempi del virus. E anche perché ognuno contribuisce alla società con quel che sa fare, e dunque gli scrittori in tempi difficili scrivono.

Ognuna filtra il periodo attraverso la sua sensibilità. Trattandosi di donne, domina la presenza della natura. Rifugio, fonte di vita e bellezza, madre offesa ma mai come ora importante, è il tema principale dei racconti di Alma Saporito, Anna Maria Dadomo, Titti Amoretti e Francesca Avanzini.

Chi ha la fortuna di vivere in campagna si può concedere lunghi giri solitari in luoghi selvatici, altrimenti basta un balcone per far virare al verde pollici neri.

La cura della casa, il riordino, anche di vecchie foto, memorie ed emozioni, sono attività che hanno accomunato tutti e tutte. E no, come dice Silvia Ugolotti, il virus non è stato insegnante, troppo nobile considerarlo tale, eppure abbiamo sgranato un personale alfabeto di bilanci e riflessioni, apprezzato e messo a frutto l’abbondanza di tempo e la quasi totale mancanza di doveri imposti dall’esterno.

E poi le passioni. Quelle restano, amplificate dalla lontananza, esacerbate dal dubbio, ma anche avviate verso l’inusuale china della solidarietà. Ne tratta il racconto di Monica Borettini e quello, bellissimo e partecipe, di Teresa Giulietti.

E ancora, nelle parole di Aurora Cavalli, la cronaca fresca e spontanea delle giornate di una diciassettenne, tra lezioni a distanza, passeggiate col cane e lessico famigliare .

Otto interventi di buon livello, prosa musicale e immagini vivide per non dimenticare. Ora in e-book, in seguito, forse, in cartaceo.

 

Noi siamo respiro, Diabasis, pp. 116 € 2.99