Ma quanto bene scrive Rossana Campo? Se passa la banalità del paragone, è come il classico vino rosso, che più trascorre il tempo, più prende corpo, sfumature e sapore.
Con la consueta scrittura fluida che riproduce il parlato quotidiano e gergale, apparentemente facile, in realtà sapientemente lavorata, la Campo narra le vicende di un gruppo di expat, la maggior parte delle quali italiane, variamente approdate a Parigi e confluite nel gruppo di lettura les chiennes savantes, così chiamato in onore della trasgressiva scrittrice Virginie Despentes.
A casa dell’una o dell’altra, davanti a un piatto di paccheri o di cous cous, passandosi il vino o dolcetti orientali, con la rilassatezza e i vezzi delle amiche quando stanno tra loro, Manu, Sandra , Yumiko e le altre commentano libri attinenti alle loro vite.
E intanto se le raccontano, queste vite, si sostengono, si confrontano e si confortano. Gli uomini rimangono relegati sullo sfondo, sempre abbastanza causa di guai, partner separati o padri dei propri figli.
Alcune sono lesbiche, altre bi, altre etero, il gruppo è inclusivo, ciò che conta è la verità delle emozioni, la consapevolezza e il godimento della propria maturità, insomma la force de l’âge che queste donne, la maggior parte delle quali intorno ai cinquanta, mostra di aver raggiunto. È questa l’allegria, non tanto lo sganasciarsi, quanto una conoscenza di sé e un equilibrio che permettono di rimanere relativamente serene anche nelle situazioni più difficili.
Non succede niente di straordinario, nella narrazione, o forse sì, è la quotidianità a essere straordinaria, soprattutto a Parigi, che ancora rende possibile lo stupore di nuove situazioni. Il libro è scandito dagli incontri, nei bar, a mostre, per strada, dell’io narrante, Patti, con una serie di donne, che le suscitano sentimenti di amicizia, vampate di passione o nostalgia di amori perduti.
Corre per le pagine un calore, un vivo interessamento agli altri e alle loro vicende, un palpito di vita che sono merce rara, nella narrativa di oggi, costruita al tavolino. Contrariamente ad altri autori, Campo ha il coraggio di non affliggerci con pagine di digressioni o esangui descrizioni per raggiungere le 300 pagine imposte dall’editore (mentre il passo degli autori italiani che, lapalissianamente, non sono né inglesi, né americani, né francesi, è di 150 pagine se va bene) e le sue 192 sono un tonico corroborante che va dritto al cuore.
Così allegre senza nessun motivo, Bompiani, pp.192 € 17
