Amore è una parola

Sono pochi i bei libri di critica letteraria, genere non troppo praticato in Italia, e questo di Maria Serena Palieri, critico letterario dell’Unità per trent’anni, è uno.

Se non si chiamasse “Amore è una parola”, da una canzone dei”Giganti” del 1966, potrebbe, come il libro di Carver, chiamarsi “Di che cosa parliamo quando parliamo d’amore”.

Da un bel po’, ormai, nessuno si accontenta più del “vissero felici e contenti” che, insieme al matrimonio, suggellava ogni favola e romanzo romantico. Eppure quel che succede dopo non è mai abbastanza esplorato. Per il mondo corre poi una partizione: gran parte della letteratura occidentale si costruisce sullo sfacelo della coppia che si è liberamente legata in matrimonio d’amore, mentre l’altra metà, pur avvisata dello scacco, sogna quell’amore romantico che non può avere a causa di imposizioni famigliari e unioni combinate.

Le “Ragazze di Riad”di Rajaa Alsanea sono poco più che animali al mercato, costrette a sorridere e ancheggiare nelle feste di matrimonio per sole donne, nella speranza di essere scelte dalla madre di un uomo decente. E, benché universitarie, devono firmare il contratto di matrimonio con l’impronta dell’indice, a fronte della firma estesa del marito, perché così vuole la tradizione religiosa.

Nel mondo occidentale, la coppia sembra reggere solo in Israele, forse perché metafora dell’unione forzata ma apparentemente indissolubile tra ebrei e palestinesi, o forse baluardo contro l’avversa situazione politica. Nel resto dell’Occidente, a partire dalla Nora di Ibsen e passando per le borghesi intrappolate di Simone de Beauvoir o i coniugi altercanti di “Chi ha paura di Virginia Woolf?”di Albee, solo rovine fumanti.

L’excursus di Palieri per le letterature del globo alla ricerca dei contenuti con cui riempire la parola “amore” è ampio, prendendo in considerazione tanto Vikram Seth che Jeffrey Eugenides, Chitra Banerjee Divakaruni, Sveva Casati Modignani, Elena Ferrante, A. Yehoshua, A.Oz o J.Egan, per non fare che i nomi più famosi.

Di qui e di là del globo e secondo le forme che sono loro proprie, le culture devono fare i conti con l’emancipazione femminile, timida, baldanzosa o appena accennata.

Ma, come succede ai coniugi di “Freedom” di Jonathan Franzen, che si riscelgono dopo più o meno settecento pagine di libro,  e come tira le fila Palieri, sembra di poter giungere a una fragile conclusione. Nel nostro angolo di mondo, “ecco cosa può succedere oggi. Si intravede la nuova frontiera del lusso: l’unione-solida e fragile-tra adulti liberi e consapevoli.”

 

“Amore è una parola”, iacobellieditore, pp.115, € 12