Malattie di artisti

Un libro singolare, colto, garbato “Malattie di artisti” di Giovanni Ceccarelli. Singolare anche il suo autore, medico romano e docente universitario, laureatosi in Storia dell’Arte a settantasette anni.

In questo testo unisce le sue due passioni e lo fa in maniera intelligente, analizzando varie opere, perlopiù visive, ad eccezione di quella di Proust, alla luce delle malattie dei loro autori, senza peraltro ridurre l’artista alla sua malattia, ma riconoscendo che, malattia o no, di vera arte si tratta .

Prendiamo Egon Schiele. Da alcune sue fotografie si potrebbe supporre che soffrisse di distonia o spasmo di torsione, una rara malattia che costringe il corpo in “posture involontarie e bizzarre”. I corpi angolosi dei suoi ritratti suggerirebbero lo stesso sintomo ma, se si pensa al periodo in cui Schiele è vissuto (1890-1918) e alle arti visuali contemporanee come danza o teatro, ci si accorge che tutte esprimono pose “tragicamente marionettistiche”, una “drammatizzazione dell’esperienza corporea” che ha la sua origine in un male dell’anima non individuale ma addirittura mondiale, che sarebbe sfociato nei corpi imprigionati e martoriati dei campi di concentramento e che l’arte, con le sue note capacità profetiche, aveva saputo anticipare.

Ecco dunque che il sintomo individuale viene ricompreso in qualcosa di più grande. È così per tutti i veri artisti. Certo, la “giallinità” della visione di Van Gogh può benissimo essere dovuta a una della malattie di cui soffriva o all’assunzione di sostanze come canfora, trementina o assenzio, che possono produrre allucinazioni o visioni distorte, ma il giallo di Van Gogh rimane il giallo di Van Gogh, ed egli era ben cosciente di riprodurre non ciò che vedeva, ma di inventare colori nuovi e “ricreare ciò che osservava facendolo passare attraverso se stesso”, attraverso la sua visione del mondo fondamentalmente buona.

Renoir soffriva di artrite reumatoide e nell’ultimo periodo, in carrozzina, si faceva legare i pennelli alle dita deformate pur di continuare a dipingere e regalarci la sua visione morbida sensuale e gioiosa delle cose, così come de Kooning non cede all’Alzheimer ma, per quanto può, lo piega e sottomette alla sua visione artistica.

Gli artisti presi in considerazione sono tanti, da De Chirico a Mirò a Caspar Friedrich per non fare che alcuni esempi e il libro è corredato di belle riproduzioni di opere che l’autore, prendendoci per mano, ci guida a capire ed approfondire, con brevi ed efficaci cenni e una serie di rimandi, a volte nelle tre principali lingue europee (perlopiù tradotti) che la persona di ampia cultura novecentesca è tenuta a capire.

Francesca Avanzini

Malattie di artisti, nonfiction aracne, pp.206 € 15

Noi siamo respiro

Otto scrittrici parmigiane rispondono all’appello di Teresa Giulietti di scrivere un racconto sul Covid. A caldo, in medias res e alla svelta, perché resti come testimonianza della pandemia, per raccontare a chi verrà dopo che cosa si provava, pensava, temeva, faceva ai tempi del virus. E anche perché ognuno contribuisce alla società con quel che sa fare, e dunque gli scrittori in tempi difficili scrivono.

Ognuna filtra il periodo attraverso la sua sensibilità. Trattandosi di donne, domina la presenza della natura. Rifugio, fonte di vita e bellezza, madre offesa ma mai come ora importante, è il tema principale dei racconti di Alma Saporito, Anna Maria Dadomo, Titti Amoretti e Francesca Avanzini.

Chi ha la fortuna di vivere in campagna si può concedere lunghi giri solitari in luoghi selvatici, altrimenti basta un balcone per far virare al verde pollici neri.

La cura della casa, il riordino, anche di vecchie foto, memorie ed emozioni, sono attività che hanno accomunato tutti e tutte. E no, come dice Silvia Ugolotti, il virus non è stato insegnante, troppo nobile considerarlo tale, eppure abbiamo sgranato un personale alfabeto di bilanci e riflessioni, apprezzato e messo a frutto l’abbondanza di tempo e la quasi totale mancanza di doveri imposti dall’esterno.

E poi le passioni. Quelle restano, amplificate dalla lontananza, esacerbate dal dubbio, ma anche avviate verso l’inusuale china della solidarietà. Ne tratta il racconto di Monica Borettini e quello, bellissimo e partecipe, di Teresa Giulietti.

E ancora, nelle parole di Aurora Cavalli, la cronaca fresca e spontanea delle giornate di una diciassettenne, tra lezioni a distanza, passeggiate col cane e lessico famigliare .

Otto interventi di buon livello, prosa musicale e immagini vivide per non dimenticare. Ora in e-book, in seguito, forse, in cartaceo.

 

Noi siamo respiro, Diabasis, pp. 116 € 2.99