Sarah Vaughan

È in cima da mesi alle classifiche inglesi, o almeno così recita la quarta di copertina, “Anatomia di uno scandalo” di Sarah Vaughan, eppure qua e là si trascina un po’ stancamente, mostrando troppo la tecnica di costruzione, con la scena clou esattamente nel mezzo e il montaggio alternato e un po’ scontato dei vari personaggi. Nonostante ciò, questo legal thriller inglese molti pregi li ha, primo fra tutti il richiamare l’attenzione sul tema vischioso del consenso, quando cioè un rapporto, anche tra persone che hanno una relazione, possa considerarsi stupro e quando no, in secondo luogo il sottolineare l’ambiguità dell’animo umano, anche quello delle persone a noi più vicine, che crediamo di conoscere alla perfezione e che invece potrebbero riservarci delle sorprese buone o cattive. Entrambi i punti si attagliano a James Whitehouse, fascinoso quanto arrogante uomo politico molto vicino al primo ministro. Ricco, di ottima famiglia, bella moglie e bei figli, viene accusato di stupro dalla sua segretaria/amante piantata in asso, mentre ci sono persone là fuori che vorrebbero fargliela pagare per oscuri episodi del passato, così che tutta la sua carriera rischia di afflosciarsi sotto il peso dello scandalo, gettando ombra anche sulla sua parte politica. Una situazione che non può non dirsi attuale.

Altri “più” del libro sono le rilassanti-e rinfrescanti, se se ne legge d’estate-atmosfere inglesi, le stanze oxfordiane rivestite di boiserie scure, i cuoi scalfiti, le guglie svettanti dei college e gli antichi chiostri, e poi l’Old Bailey, il maestoso tribunale londinese, le toghe e le parrucche. Gare di canoa sul fiume, biblioteche odorose di vecchia pergamena, ma anche famigerate consorterie di studenti rampolli delle classi alte che per tradizione devastano bar ubriachi persi e molestano cameriere. E da ultimo il riuscito scavo psicologico dei personaggi e delle loro motivazioni, con la spruzzata del “ma come sono toste le donne” di prammatica di questi tempi e che chi scrive non può comunque che approvare.

Anatomia di uno scandalo, Einaudi, pp. 375, € 19

Triade minore

Ancora prima di leggere l’epilogo chiarificatore, chi scrive è andata su Internet ad accertarsi se il musicista Nikolai Medtner fosse realmente esistito e, nel qual caso, se fosse possibile reperire un po’ della sua musica. Sì e sì, e dunque “Triade minore” è un romanzo diabolico, o, per restare in tema con i suoi caratteri, mefistofelico, perché parlando di personaggi che parlano di personaggi che vogliono rilanciare l’ingiustamente trascurato Medtner, insinua nel lettore la curiosità di ascoltarlo.

L’autore Luigi Ferrari, architetto, pluridiplomato in discipline musicali, manager musicale e da ultimo sovrintendente della Fondazione Arturo Toscanini di Parma, è tra i più qualificati per il revival del compositore russo, da lui incontrato per caso su Internet, molto famoso e promettente ai primi del Novecento-al punto da essere definito da Rachmaninov “il massimo compositore del nostro tempo”- fautore della musica tonale in epoca dodecafonica, artista puro che, come Parsifal, persegue controcorrente la sua ricerca artistica e inscindibilmente spirituale in solitudine e povertà.

La sua vita, ricostruita da Ferrari su basi rigorosamente storiche e documentali, presenta di per sé elementi romanzeschi, primo fra tutti la simbiosi/dipendenza psicologica dal fratello maggiore Emilii, geniale ma totalmente privo di talento artistico e il ménage à trois con la moglie di lui Anna, in secondo luogo il sostegno dato, ma presto ritirato a causa della gelosia del fratello, ad Alexei Stanchinsky, anche lui geniale quanto pazzo compositore morto ventisettenne. E poi le frequentazioni dei circoli simbolisti di Mosca e dei maggiori intellettuali europei, il volontario esilio dalla Russia stalinista, le peregrinazioni tra le capitali d’Europa a fianco della moglie Anna, sposata dopo il divorzio da Emilii.

Su questi dati reali, Ferrari impianta una misteriosa storia di doppi, spettri e reincarnazioni, abilmente costruita come un gioco di scatole cinesi, che lascia aperte domande sulla natura dell’arte e sul confine tra fede e raziocinio. Protagonista Brynmor Davies, capo dei programmi radiofonici della BBC gallese, che vive a Cardiff con la giovane moglie Jeanne, critica d’arte e appassionata velista.

Ferrari, alla sua prima prova, è già scrittore maturo. La sua storia, il suo giallo, lo si potrebbe chiamare, perché il morto c’è eccome, stimola non solo l’interesse ma anche l’intelligenza del lettore. E mentre la prima parte fornisce sobrie e comprensibili spiegazioni musicali, funzionali al testo, da metà in poi il libro vola, intrappolando il lettore nell’intreccio e producendo pagine di vera letteratura.

Francesca Avanzini

Triade minore, Ponte alle Grazie, pp. 281, € 16