Il giornalista digitale è uno stinco di santo

Mariagrazia Villa o dello spirito. Chiamatelo come volete, verve, intelligenza, brio, effervescenza e anche qualcosa di più alto che guida l’individuo, è comunque quello che circola nel volume “Il giornalista digitale è uno stinco di santo. 27 virtù da conoscere per sviluppare un comportamento etico”.

La giornalista Mariagrazia Villa, parallelamente a una lunga carriera nei quotidiani e come copywriter e foodwriter, insegna, per riassumere una lunga specializzazione, etica applicata al giornalismo presso l’istituto Universitario Salesiano di Venezia e Verona. Benché tecnicamente rivolto agli studenti di giornalismo digitale, il manuale, travalicando il genere e sfociando nella letteratura, costituisce ottima lettura per tutti, particolarmente per quanti, anche solo di striscio, sfiorino il web. Forse non tutti sanno che ci sono norme del codice deontologico dei giornalisti, per esempio quelle riguardanti il diritto alla privacy, che si applicano a chiunque usi i social, ed è bene conoscerle per non incorrere in reati. Inoltre è nell’interesse di tutti mantenere sano ed eticamente pulito “l’oceano del web”, proprio come ci si dovrebbe curare dell’ambiente fisico.

Il libro è così organizzato: ogni capitolo è dedicato a una virtù etica quale ascolto, tempestività, discernimento, esattezza, chiarezza e via elencando, e parte da uno spunto autobiografico per condurre lo studente (il lettore) ad applicare la suddetta virtù alla costruzione della notizia, alla luce anche delle più recenti teorie di giornalismo. Chiude il capitolo un esercizio pratico. Chessò, per esercitare la virtù della profondità, creare un ipertesto con collegamento ad almeno 10 link al fine di illustrare l’eruzione del Vesuvio nel ‘79, poi, per esercitare l’esattezza o la chiarezza, ridurlo a 500 battute per lanciarlo su Facebook o ad ancora meno per Twitter.

Chi fa il giornalista ha una grossa responsabilità nei confronti della comunità, e ricordare i fondamenti etici della notizia va a vantaggio di tutti. Di nuovo, in un periodo in cui molti presupposti etici vengono a mancare, il libro costituisce una preziosa guida per tutti. La tanto negletta virtù dell’ascolto ci ricorda ad esempio che, nonostante gli accapigliamenti televisivi da talk show, la conversazione non è un ring. Disporsi a un ascolto partecipe, accogliendo il significato dell’altro e abbassando l’ego, oltre che base della notizia, lo è della comprensione reciproca e della tolleranza. Esercitare la virtù dell’orientamento, chiedendosi a che punto si è della propria vita, del proprio lavoro e cosa si vuole ottenere, è buon esercizio in generale; misurare il proprio operato al vaglio di principi che, come le virtù cardinali e teologali di catechistica memoria, forniscano guida e supporto, tiene in ordine lo spirito. E alla fine anche il corpo, avendo appreso che non sono separati.

Le tesi dell’autrice sono suffragate da citazioni di grandi-poeti, filosofi o cantanti che siano. Narrate con scioltezza, umorismo e abbondanza di calzanti, sapide metafore, fanno sì che le si legga d’un fiato. Il libro è davvero opera della maturità, intesa come pieno dispiego del proprio potenziale, in cui esperienze di vita e professionali convergono armoniosamente per l’arricchimento del lettore.

Francesca Avanzini

 

Il giornalista digitale è uno stinco di santo, Webbok, Dario Flaccovio Editore, pp.283, € 28.

 

Le belle cose della Despentes

 

“Les Jolies Choses” è un romanzo del 1988 di Virginie Despentes, mai tradotto in italiano, dal quale è stato tratto un film con Marion Cotillard, anche questo mai circolato in Italia, mentre “Baise-moi-Scopami”, tratto dall’omonimo romanzo, sempre della Despentes, ha avuto una qualche distribuzione in Italia e un successo anche di scandalo.

“Les Jolies Choses” è un’altra storia nera e trucida, a volte al limite del porno, infarcita di gergo giovanile, che narra vicende di degradazione ed emarginazione. E se per metà o più del libro il giudizio rimane sospeso-dopodiché vira decisamente al positivo- una cosa bisogna riconoscere alla Despentes fin dall’inizio: è una narratrice di grande talento, sa come tirare dentro per i capelli il lettore in una storia e tenercelo inchiodato fino alla fine.

Claudine e Pauline sono due gemelle, messe l’una contro l’altra, come spesso succede, dall’inclinazione patriarcale della società. Una ha poca intelligenza e molto corpo che è largamente disposta a usare per arrivare, l’altra è schiva e talentuosa, convinta di essere brutta. In realtà le gemelle rappresentano due aspetti della psiche femminile, la tendenza a seguire il mondo e le sue leggi, giocandosi esclusivamente come corpo per ottenere un qualche potere-unico messaggio d’altronde che i maschi possano capire- e la tendenza all’ideale. Cordelia contro Gonerilla e Regana, voilà.

La spaccatura è tra “ceux qui s’en profitent”, mettendo il proprio utile al primo posto e commettendo qualsiasi bassezza per un posto al sole, e chi agisce secondo etica e grazia.

Il sottobosco dello spettacolo, parigino nella fattispecie-ma il recente caso Weinstein ci ricorda che tutto il mondo è paese-è tappa obbligata, il girone degli inferi per chi abbia qualche ambizione a essere proiettato alle stelle. Ogni tanto dal fango nasce un’unica, perfetta rosa, per dirla con Dorothy Parker, e allora il successo scusa e assolve qualunque compromesso fatto per raggiungerlo. L’ambiente delle produzioni discografiche, coi suoi tycoon e il demi-monde che ci gira attorno, è descritto senza sconti, al pari di tutti i personaggi.

Ma proprio dai detriti del mondo di prima, dal crollo di ogni morale, doppia morale e valore borghese, è forse possibile costruire un mondo nuovo, crudo, certo, ma più vero. Un mondo a misura di femmina dove, con una strizzata d’occhio ironica, i ruoli si ribaltano, e l’eroe romantico votato all’amore è il maschio che sogna la sua Principessa Azzurra.

Quanto a ciò che fa pendere il giudizio dalla parte del positivo, è che non ci sono compiacimenti nel narrare una storia scabrosa. Tutto è funzionale, forse riflesso di una autobiografia dolorosa. La Despentes è voce originale e fuori dal coro, genuinamente dalla parte degli esclusi. La Francia le sta tributando il meritato riconoscimento anche chiamandola, ultimamente, quale membro del premio Goncourt.

Francesca Avanzini

Les Jolies Choses, Grasset, pp. 308, € 7,30